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Afidi

Descrizione

Gli afidi, chiamati “pidocchi delle piante”, sono tra i parassiti più temuti del mondo vegetale. Si tratta di una specie di insetti appartenenti alla famiglia delle Aphidoidea e al genere Rhynchota. La loro pericolosità deriva dal fatto che le femmine di questi insetti hanno un’elevata capacità di riproduzione unita a un certo polimorfismo. Con questo termine si intende una differenziazione riproduttiva e morfologica che consente l’adattamento delle nuove generazioni anche a condizioni ambientali avverse. Gli afidi possono essere sia olifaghi che polifaghi, cioè possono nutrirsi di una sola specie o di più specie vegetali, ma non solo, possono anche attaccare solo specifiche parti della stessa pianta o parti diverse. Nel primo caso avremo il cosiddetto ciclo omotopo, mentre nel secondo, quello eterotopo.

VIDEO --- Combattere gli afidi

Caratteristiche

Gli afidi hanno dimensioni di circa 4 millimetri , con corpo tozzo di colore verde, nero, giallo, rosa e testa e dorso più piccoli dell’addome. La loro principale caratteristica di polimorfismo è che possono essere sia con ali che senza ali. Gli individui privi di ali si chiamano atteri. Questi hanno il corpo ancora più piccolo e più tozzo di quelli alati. Quando sono presenti, le ali sono sottili, allungate e ricoperte da una lieve venatura a forma di rami. Gli afidi, in base alla specie polimorfa a cui appartengono, possono nutrirsi sia del parenchima della pianta che della linfa. La loro forma larvale e giovanile è rappresentata dalle neanidi che possono assumere caratteristiche genetiche diverse in base al modo in cui sono state generate. Il ciclo riproduttivo degli afidi può avvenire, infatti, sia per accoppiamento sessuale tra due individui di sesso opposto, che per via unisessuale, cioè solo ad opera delle femmine. La riproduzione unisessuale di alcune specie viventi viene detta “partenogenesi”. Gli afidi femmina, nati da un uovo fecondato, si chiamano fondatrici, sono senza ali e si riproducono attraverso la partenogenesi. Da questa possono nascere sia maschi che femmine, attere o alate. Queste ultime sono anche dette migranti perché permettono di propagare la popolazione di insetti su altre specie di piante ospiti, realizzando il ciclo riproduttivo eterotopo. Con la partenogenesi le femmine degli afidi possono generare anche più di 5 neanidi al giorno. Queste ultime, ancor prima di nascere, possono contenere altri embrioni in via di sviluppo. Le neanidi si sviluppano entro sette giorni ed iniziano immediatamente a nutrirsi della linfa vegetale.

Piante colpite

Gli afidi colpiscono sia specie le legnose e arbustive che quelle erbacee. Le piante erbacee sono, però, degli ospiti secondari, perché le specie preferite dagli afidi sono proprio quelle arboree e con corteccia legnosa. Gli arbusti consentono agli afidi di resistere meglio alle basse temperature. Questi insetti si sviluppano, infatti, nei climi secchi e temperati. Purtroppo, i meccanismi di difesa e di riproduzione degli afidi stanno consentendo a questi insetti di adattarsi anche a condizioni climatiche avverse. Basta pensare che la riproduzione unisessuale avviene prevalentemente nei climi temperati, mentre quella sessuale o anfigonia permette di deporre uova particolarmente resistenti alle basse temperature. Le piante infestate dagli afidi sono la maggior parte di quelle agricole e la stragrande maggioranza, o meglio, la quasi totalità delle piante ornamentali da giardino e da appartamento, piante in vaso comprese. Da sottolineare che le infestazioni degli afidi sono accompagnate anche da quelle delle formiche, che proteggono gli afidi e ne favoriscono la riproduzione per via dell’ingente quantità di melata ( sostanza zuccherina) prodotta dai processi metabolici di questi insetti. Le parti della pianta che vengono attaccate dagli afidi sono la corteccia e le foglie. Il legno della corteccia funge da protezione per le uova fecondate, mentre le foglie possono essere colpite durante la migrazione degli insetti alati.

Meccanismo di infestazione

Gli afidi sono dotati di un apparato boccale succhiatore, pungente e inalatore che agisce in due modi: sottraendo linfa e sostanze nutritive alla pianta e inalando saliva all’interno del tessuto della pianta ( parenchima vegetale). Dopo aver iniettato la saliva, la pianta colpita subisce una sorta di infezione sistemica che la porta a ricevere anche dei virus contenuti nella stessa saliva dell’insetto. Questi virus non sono patogeni per l’afide, ma solo per la pianta. Anzi, l’insetto ha con i virus una specie di legame mutualistico e simbiotico poiché questi stimola la produzione di amminoacidi che favoriscono la moltiplicazione e la riproduzione degli afidi.

Sintomi pianta

La sottrazione della linfa vegetale toglie energia alla pianta, che apparirà debole e appassita. La carenza linfatica impedisce alla stessa pianta di svolgere la fotosintesi, fattore che danneggia anche la colorazione delle foglie, facendole ingiallire, appassire e poi cadere, fino alla definitiva morte della specie vegetale colpita. La sottrazione della linfa rappresenta il principale danno diretto delle infestazioni degli afidi. Economicamente ed esteticamente gravi anche i danni indiretti degli afidi, ovvero quelli provocati dall’inalazione della saliva e dei virus all’interno del tessuto vegetale. I sintomi dei danni indiretti si manifestano con deformazioni, arrotolamenti fogliari e con la formazione di galle. Queste ultime sono dei veri e propri tumori vegetali provocati proprio dalle infestazioni di insetti e parassiti. Le sostanze tossiche assorbite dal tessuto vegetale creano una riproduzione eccessiva delle cellule della pianta, portando alla formazione di escrescenze che danneggiano la produttività e la qualità delle coltivazioni. Altri danni indiretti sono provocati dalla melata( la sostanza zuccherina secreta dagli afidi), che si deposita sulla superficie della pianta e causa ulteriori infestazioni ad opera di funghi, tra cui le fumaggini.

Cause ambientali dell’infestazione

Gli afidi sono degli insetti ormai diffusissimi su qualsiasi specie di pianta. La loro elevata capacità di infestazione è, in parte, provocata dai mutamenti climatici che hanno fatto registrare un costante e sistematico rialzo delle temperature nel corso degli anni. Gli afidi prediligono, infatti, i climi temperati e secchi e trovano la loro collocazione ideale nelle aree mediterranee e nel Sud Italia, dove si assiste a inverni miti ed a clima arido e tendente alla siccità. Gli afidi hanno anche imparato ad adattarsi a condizioni sfavorevoli, come gli inverni rigidi, in cui depositano uova fecondate sulla corteccia degli alberi e in cui prevale la riproduzione sessuata. Nei climi temperati le afidi infestano prevalentemente quelle specie vegetali che si sviluppano proprio con temperature miti, come il carciofo, le rose e le cucurbitacee. Nelle rose, ad esempio, la schiusa delle uova avviene in primavera, mentre nelle cucurbitacee ( melone, zucca, cetrioli, ecc.) l’attacco avviene nei primi giorni di luglio, ad opera delle femmine alate. Queste attaccano anche la pianta del cotone. Altri fattori che stimolano la riproduzione degli afidi, l’eccesso di sostanze nutritive azotate presenti nella linfa primaverile. L’azoto favorisce, infatti, la riproduzione asessuata delle femmine. Un’ulteriore condizione che aiuta lo sviluppo degli afidi, gli eccessivi trattamenti chimici, che causano la nascita di nuove generazioni di afidi sempre più resistenti ai principi attivi dei fitofarmaci impiegati.

Prevenzione

La prevenzione degli attacchi dell’ afide non è sempre facile da realizzare. Tuttavia, specie per le piante dell’orto e del giardino, si possono usare alcuni accorgimenti utili a limitare la comparsa di questo fastidioso insetto. E’ risaputo che le formiche proteggono gli afidi e li trasportano da una pianta all’altra poiché si nutrono delle loro sostanze zuccherine, per cui, se in giardino compaiono le formiche, è probabile che prima o poi arrivino anche gli afidi. La strategia per evitare il conseguente attacco di questi parassiti consiste nell’eliminazione delle formiche, che si possono tenere lontane con antiparassitari naturali a base di ortica. Un’altra tattica preventiva contro le afidi è la pacciamatura, ossia coprire il terreno con un po’ di paglia o con un telo di plastica al fine di determinarne il surriscaldamento, che impedisce gli attacchi dei parassiti e la crescita delle erbe infestanti. Questa tecnica è da evitare se la temperatura è già elevata perché potrebbe far appassire le piante. Nei sistemi di coltivazione agraria, la modifica delle temperature e la riduzione delle sostanze nutritive alla pianta nel periodo estivo, possono dimezzare o azzerare le colonie di afidi.

Lotta

Il controllo degli afidi avviene sia con la lotta biologica che con quella chimica. Quest’ultima non sempre si rivela efficace per via dell’elevata resistenza sviluppata dalle generazioni di afidi che man mano vengono messe al mondo. Gli antiparassitari chimici usati per gli afidi sono il Thiaclorid, l’ Acetamiprid e il Thiamethoxam. Da alcuni studi sperimentali condotti dalle case produttrici di fitofarmaci e antiparassitari, sembra che solo il Thiaclorid si sia rivelato efficace per prevenire la ricomparsa di afidi nelle piante attaccate leggermente, mentre in quelle con infestazione grave, il prodotto è risultato efficace per l’85% degli afidi. Gli altri due antiparassitari non hanno avuto gli stessi risultati, combattendo solo il 60% degli afidi infestanti. Migliori risultati si riscontrano con la lotta biologica che si serve di predatori naturali degli afidi, come le coccinelle, la crisopa, larve di ditteri, neurotteri, imenotteri, varietà di cimici e alcune specie di uccelli, come rondini e capinere. Gli afidi si difendono dai predatori usando dei tubi chiamati sifoni che secernono una sostanza fluida in grado di paralizzare gli arti e la bocca del predatore. La lotta più efficace contro gli afidi è, dunque, quella integrata, usando in combinazione antiparassitari e predatori naturali. Gli antiparassitari devono contenere principi attivi selettivi, cioè specifici per le afidi, e non vanno mai usati in via preventiva, ma solo dopo la comparsa dell’infestazione.

Cocciniglia

Descrizione

La cocciniglia è un insetto fitofago appartenente all’ordine dei Rhynchota o Rincoti e alla famiglia Coccoidea. All’interno di questa famiglia esistono delle sottoclassi con comportamenti e morfologie differenti, ma con una caratteristica comune: vivere sulle piante e nutrirsi della loro linfa. Per questa peculiarità, la cocciniglia viene annoverata tra i comuni parassiti delle piante, pericolosa se si verificano le giuste condizioni climatiche ed ambientali che la portano a trascorrere tutta la vita su specie ornamentali, piante erbacee, arbustive ed agrumi. Le cocciniglie, in base alla specie a cui appartengono, possono essere polifaghe od olifaghe. In genere, questi insetti tendono ad essere parzialmente polifaghi, cioè a danneggiare solo alcune specie di piante. Se presenti su altre, infatti, anche con numerose colonie, sono del tutto innocui. Purtroppo, come tutti i parassiti delle nostre piante, le cocciniglie individuano perfettamente le specie da colpire e da danneggiare prendendo, spesso, anche il nome della pianta ospite.

Caratteristiche

Come tutte le specie di insetti appartenenti all’ordine o genere dei Rincoti, le cocciniglie si distinguono per un apparato boccale appuntito e succhiante che tende a catturare la linfa delle piante ospiti. Questa caratteristica morfologia è presente, però, solo nelle femmine, poiché i maschi, ne sono sprovvisti. Il maschio della cocciniglia, infatti, ha vita breve e viene utilizzato solo per fini riproduttivi. Le cocciniglie sono degli insetti di piccolissime dimensioni, in genere raggiungono solo pochi millimetri e solo le femmine delle specie tropicali possono raggiungere le vistose dimensioni di tre centimetri. I maschi sono di dimensioni inferiori alle femmine e sono dotati di zampe e di ali, mentre le femmine sono attere ( senza ali). Il corpo della cocciniglia è ovale, con dorso convesso e zampette laterali. Visti al microscopio, questi insetti si presentano molti simili a dei pelucchi ovali che camminano sulle foglie della pianta.

Riproduzione

La riproduzione della cocciniglia può essere asessuata o per partenogenesi derivante da individui ermafroditi che possiedono sia gli organi genitali maschili che quelli femminili. Le cocciniglie possono essere ovipare e vivipare, ma anche ovovivipare. Nel primo caso depongono delle uova da cui nasceranno gli insetti giovani, sotto forma di neanidi, nel secondo, le stesse nasceranno dal ventre della madre, mentre nel terzo, le uova con gli embrioni già formati, si schiudono sempre nel ventre della madre. Lo stadio larvale della cocciniglia, come già detto, è la neanide, che attraversa solo tre stadi prima di diventare adulta. Anche le neanidi si nutrono della linfa delle piante rimanendo fissamente attaccate alle foglie. Le femmine di alcune specie di cocciniglie possono deporre da 400 a 600 uova, divenendo altamente infestanti. Le uova della cocciniglia possono schiudersi tra marzo, giugno e settembre, con qualche variazione del ciclo biologico dell’insetto, legata alla specie a cui appartiene. In un solo anno, la cocciniglia può dare vita a ben tre generazioni di neanidi. La sottoclasse di appartenenza delle cocciniglie determina anche il colore del parassita che può essere bianco, giallo, rossastro o marrone.

Meccanismo di infestazione

I maschi delle cocciniglie usano le ali semplicemente per spostarsi e raggiungere le femmine per l’accoppiamento. Per attirare l’insetto del sesso opposto, le femmine emettono dei potenti ferormoni. Dopo la nascita della nuova generazione di neanidi, i maschi hanno già completato il loro stadio della vita adulta e muoiono. L’infestazione della pianta avviene, dunque, a cura dell’insetto femmina e delle neanidi. Il parassita si lega per tutta la vita alle foglie ed ai rami della pianta e, a volte, in base alla specie, anche ai frutti, di cui si può nutrire in fase di neanide. L’utilizzo dei frutti da parte delle neanidi non determina, in genere, grossi danni alla pianta ospite, ma solo dei fastidi di natura estetica, mentre i danni maggiori avvengono a causa dell’apparato succhiante che sottrae la linfa vegetale bucando le foglie e la corteccia. La cocciniglia può però provocare anche danni indiretti alle specie colpite, danni che dipendono da specifiche condizioni morfologiche dell’insetto. Gli esemplari adulti di questo parassita tendono a formare uno scudo emettendo sostanze cerose che si accumulano sul corpo e sul dorso formando proprio una barriera protettiva che impedisce l’azione degli altri predatori o degli insetticidi. La cocciniglia è, infatti, facilmente vulnerabile nello stadio giovanile. Altra caratteristica infestante di questo insetto, l’abbondante secrezione di melata, sostanza zuccherina che è in grado di ricoprire la pianta nella sua interezza, danneggiandola esteticamente e nella produzione, attirando le formiche, che proteggono l’insetto dai predatori, e funghi che possono causare la fumaggine. Le punture dell’apparato boccale della cocciniglia possono anche provocare l’inoculazione di virus alla pianta ospite.

Sintomi della pianta

L’infezione da cocciniglia provoca naturalmente dei chiari sintomi alle piante ospiti, sintomi che si possono individuare dalla colorazione e dalla forma delle foglie, dall’indebolimento generale della pianta e dal blocco della sua crescita. Quando viene attaccata dalla cocciniglia, la pianta può presentare foglie deformate, accartocciate, ingiallite o di colore rosso e brunastro tipico della bruciatura. La melata che attira le fumaggini crea sulla pianta una densa copertura color carbone che impedisce alla stessa di compiere la fotosintesi. Questo meccanismo blocca sia la crescita che la nutrizione della pianta, conducendola a un progressivo indebolimento e poi alla morte.

Cause dell’infezione

La cocciniglia si sviluppa in climi aridi, caldi e temperati. Gli esemplari adulti e le neanidi non sono in grado di sopravvivere alle temperature rigide e agli ambienti piovosi. La pioggia lava via anche le uova e le femmine fecondate, che, invece, sono in grado di resistere al freddo. Alcune condizioni ambientali possono favorire lo sviluppo delle neanidi: è il caso di appartamenti chiusi, tenuti al caldo e molto asciutti che favoriscono l’infestazione delle piante da appartamento, ma anche l’eccessiva esposizione al sole e al caldo delle piante da giardino sensibili alla cocciniglia, possono predisporre all’infezione. Altri fattori scatenanti dell’azione del parassita, scarse irrigazioni e potature errate.

Tipi di cocciniglie infestanti

Come già detto all’inizio del nostro approfondimento, non tutte le specie di cocciniglie sono infestanti per la pianta. Tra quelle più temute ricordiamo la cocciniglia cotonosa(Icerya purchasi) e diverse specie di cocciniglie farinose. La specie cotonosa attacca prevalentemente legumi, piante ornamentali ed agrumi. L’insetto si presenta con un corpo di colore bianco, un dorso irregolare e una testa non meglio formata. La riproduzione della cocciniglia cotonosa avviene per via asessuata, poiché le femmine sono anche ermafrodite. I danni della cocciniglia cotonosa vengono provocati dall’abbondante produzione di melata. Le cocciniglie farinose colpiscono piante ornamentali, agrumi,vite e fico. La principale caratteristica d questi insetti è di produrre una cera filamentosa che crea uno scudo sul loro dorso. Quando le colonie sono numerose, sulla pianta colpita si forma una specie di manto farinoso. L’insetto della specie farinosa è di colore bianco ed è dotato di numerose zampe che ne consentono lo spostamento. L’olivo, alcune piante ornamentali e gli agrumi, possono essere attaccati anche da cocciniglie con zampe corte, immobili e di colore rossastro o marrone. Sempre immobili e di colore rosso sono altre specie di cocciniglie che vivono sul kaki, l’olmo, il susino, il ribes, piante ornamentali, come la magnolia, e la vite. Cocciniglie molto piccole, di colore giallastro, immobili, vivono su rami e fusti e non producono la melata.

Lotta

L’aumento delle temperature e i periodi di siccità favoriscono l’infezione delle cocciniglie sulle piante da appartamento e su quelle da giardino o da campo coltivato. Per tutelare la salute della pianta, la sua resa estetica e, se necessario, anche la sua produzione, bisogna intervenire con metodi di lotta chimica o biologica. La lotta chimica è stata essenzialmente condotta con gli oli minerali. Si tratta di insetticidi derivati da estratti del petrolio, con azione tossica e asfissiante sulla maggior parte delle cocciniglie, anche se vengono frequentemente usati per combattere quelle cotonose. Gli oli minerali possono essere antracenici, cioè scuri ( i più tossici), gialli e bianchi. Molti di questi prodotti non sono più ammessi in agricoltura, restano solo quelli bianchi che hanno subito un maggior processo di raffinazione e quindi hanno un minore impatto ambientale. Gli oli bianchi vengono utilizzati con altri insetticidi per potenziarne l’azione, in quando da soli risultano poco efficaci. Gli oli minerali vanno applicati sulla pianta a fine inverno, quando le gemme sono gonfie e quando stanno per schiudersi le uova con le neanidi, che rappresentano lo stadio dell’insetto più vulnerabile ai trattamenti chimici. L’olio bianco può danneggiare alcune specie di piante e se non se ne conoscono gli effetti, meglio puntare su insetticidi a base di piretro o con la naftalina. Altra sostanza chimica da poter usare con effetto insetticida, il sapone molle. Si tratta di un composto a base di sali potassici, acqua e glicerina, efficace sui parassiti con apparati succhianti. Il sapone molle non è fitotossico, ma quelli addizionati con sgrassanti e coloranti di sintesi possono “bruciare” le foglie della pianta, provocandone la morte. Molto efficace sulle cocciniglie e con un impatto ambientale nullo, è la lotta biologica da praticare con metodi tradizionali o facendo uso di predatori tipici di questo parassita, come la vespa parassita, altri imenotteri, alcuni acari, la coccinella e persino gli scarafaggi. Sulle piante da appartamento, le neanidi si possono rimuovere passando sulle foglie cotone impregnato con alcool. La pioggia lava via le cocciniglie, per cui, quando piove, è consigliabile esporre le piante da appartamento ( escluse quelle grasse) alla salutare azione dell’acqua. Lavare le piante da appartamento ed evitare gli accumuli di polvere ha anche un buon effetto preventivo. Se le cocciniglie attirano le formiche, si può avvolgere il tronco della pianta con una carta moschicida appiccicosa, facendo attenzione a posizionarla a una certa altezza da terra per evitarne la contaminazione con i detriti del suolo.

Coleotteri

Descrizione

I coleotteri sono un genere di insetti comprendente più di 350 mila specie raggruppate in più di 150 famiglie e in oltre venti famiglie riconosciute e censite dalla moderna entomologia. Le loro origini sono antichissime e risalgono addirittura all’era Paleozoica, come confermano diversi fossili. I coleotteri, in base alla specie e alla famiglia di appartenenza, hanno abitudini e comportamenti diversi. Possono variare anche le modalità di riproduzione che però mantengono simili per la maggior parte dei coleotteri. All’interno delle varie famiglie di questi insetti, si distinguono specie polifaghe, xilofaghe e fitofaghe. Queste ultime sono quelle che si nutrono delle piante rappresentando i parassiti più comuni e temuti di diverse specie vegetali agricole e da giardino. Non tutti i coleotteri sono pericolosi, quelli appartenenti alla famiglia dei coccinellidi, ad esempio, a cui appartengono le coccinelle, sono utilizzati nella lotta biologica di altre infestazioni parassitarie delle piante.

Caratteristiche

I coleotteri sono degli insetti composti da tre differenti sezioni anatomiche: capo, torace ed addome. Hanno occhi e antenne di differente conformazione, basata sulla famiglia di appartenenza, ed ali che usano solo in parte per volare. Le ali anteriori, molto dure, chiamate elitre, servono per proteggere il dorso dell’insetto e per favorire il movimento delle ali posteriori, unica parte del corpo che i coleotteri usano per spostarsi in volo. Trattandosi di insetti di dimensioni variabili, da un millimetro a 18 centimetri, e caratterizzati da una “corteccia” molto dura sul dorso, i coleotteri non sono in grado di coprire delle grandi distanze quando volano. Alcune specie, originariamente senza ali, hanno sviluppato una sorta di adattamento all’uso delle ali per sopravvivere in condizioni ambientali difficili. I coleotteri sono diffusi in ogni angolo del pianeta. Li ritroviamo nelle aree mediterranee ed equatoriali, nei paesi freddi e miti, tranne che al Polo Sud. Frequentemente i coleotteri occupano i nostri giardini e le nostre case nutrendosi e riproducendosi. Alcuni coleotteri sono segno di scarsa igiene poiché per nutrirsi si cibano di escrementi. Altri si nutrono di piante, agricole o coltivate, e per tale motivo vengono detti fitofagi. Altri ancora si nutrono della decomposizione di materiale vegetale e del legno ( vivo o morto) delle foreste e vengono chiamati xilofagi.

Riproduzione

I coleotteri sono ovipari e anfigonici, raramente si possono riprodurre per partenogenesi. La maggior parte di loro, comunque, si riproduce deponendo uova sulla parte bassa delle foglie o sottoterra. Le uova vengono deposte dalla femmina formando una sorta di accumulo o collinetta, molto visibile ad occhio umano per via della colorazione intensa delle singole uova. Le larve dei coleotteri sono, invece, di colore bianco e sono caratterizzate da un’elevata voracità. Il ciclo biologico dei coleotteri può variare da qualche settimana a diversi anni, dipende dalla specie a cui appartengono. Questi insetti si caratterizzano per subire diverse metamorfosi nel corso della loro vira, questa peculiarità viene chiamata olometabolia, in cui la trasformazione dello stadio larvale a quello adulto avviene passando per lo stadio di pupa. Molti coleotteri presentano anche criptometabolia, in cui le larve, già mature, si trasformano in pupa. La pupa è una metamorfosi intermedia di molti insetti, in cui si assiste alla formazione di un insetto parzialmente formato, senza ali e perfettamente immobile fino al suo completo sviluppo.

Coleotteri parassiti

I coleotteri parassiti delle piante, se non adeguatamente combattuti, possono causare seri danni alle specie colpite, provocandone persino la morte. Tra le famiglie di coleotteri con abitudini parassitarie sulle piante e sulle parti legnose, ricordiamo le carabidi, le scarabeidi, le elateridi, le brupestidi, le bostrichidi, le anobidi, le cerambicidi, le crisomelidi, le curculionidi e le scolitidi.

Carabidi e scarabeidi

Le carabidi sono una famiglia di coleotteri di colore scuro, lunghe da pochi millimetri a qualche decina. Le carabidi depongono le uova sul terreno. Alcune specie di nutrono di altre insetti, altre ancora sono fitofaghe. Tra queste ultime ricordiamo la carabide o zabro del frumento. Gli scarabeidi sono una famiglia di coleotteri di dimensioni variabili, con un dorso molto duro. Tra i più famosi si ricorda il cosiddetto Cervo Volante, coleottero di colore rosso scuro o nero, con antenne lunghe e dure simile a quelle di un cervo. Le larve degli scarabei vivono nel terreno o nello sterco, che rappresenta anche una fonte di nutrimento per molti di questi insetti che sono chiamati anche stercorari. Tra gli scarabei con abitudini parassitarie sulle piante segnaliamo il maggiolino.

Elateridi e brupestidi

Gli elateridi sono coleotteri lunghi alcune decine di millimetri. Si distinguono per la loro caratteristica di saltellare da un luogo all’altro. Da adulti, gli elateridi non sono parassiti delle piante. Pericolose sono, invece, le larve, che vivono nel terreno e si nutrono delle radici vegetali. I bruperidi sono coleotteri di dimensioni variabili, con ali molto dure, che ricoprono tutto il dorso, e colori vivaci. Questi insetti si nutrono di legno in decomposizione, ma anche di piante vive. Tra i brupestidi, esiste una specie molto comune, chiamata Capnodis tenebrionis, che attacca le piante della famiglia delle prunoidee.

Bostrichidi e anobidi

I bostrichidi sono dei coleotteri che arrecano danni alle colture quando sono allo stadio larvale. Le larve, come gli insetti adulti, scavano gallerie nel legno e sono dotate di un apparato mandibolare. Alcune di loro possono colpire gli alberi da frutti e i cereali ( grano, orzo, frumento, ecc.). Gli anobidi, per abitudini e caratteristiche, si presentano simili ai bostrichidi. Le larve e gli insetti adulti si nutrono di parti legnose in decomposizione, mentre soltanto le larve possono attaccare piante vive o frutti.

Cerambicidi e crisomelidi

I cerambici sono dei coleotteri dal corpo lungo e slanciato, con lunghe antenne che a volte superano pure la lunghezza dell’insetto. Gli esemplari adulti possono colpire piante sane, infestando fiori, frutti, foglie e nutrendosi della linfa vegetale e delle sostanze zuccherine che fuoriescono dai frutti e dai tronchi degli alberi. I crisomelidi sono dei coleotteri di dimensioni medie e dai colori vivaci. Anche le larve hanno colori vivaci e piuttosto evidenti. I crisomelidi adulti e le larve sono esclusivamente fitofagi e si nutrono delle parti aeree e tenere delle piante ( fiori, germogli, foglie, ecc.) . Tra le specie più dannose si ricorda la dorifora.

Curculionidi e scolitidi

I curcululionidi sono dei coleotteri di dimensioni piccole o medie. Hanno una morfologia poco appariscente e un corpo ricoperto di peluria. L’insetto adulto e le larve possono nutrirsi di foglie, fiori, semi, frutti, gemme e radici. I frutti e i semi vengono attaccati sia nei campi che nei magazzini di conservazione. Questi insetti colpiscono, tra l’altro, anche il Melo. Gli scolitidi sono dei coleotteri dal corpo tozzo. Alcune specie di scolitidi attaccano piante già deperite, velocizzandone la morte e favorendo l’ingresso di agenti patogeni. Altri ancora si nutrono di piante sane, specie di quelle da frutto.

Sintomi della pianta

I coleotteri, come si sarà potuto notare, colpiscono diverse parti della pianta. I sintomi dell’infestazione sono, dunque, riconoscibili dai danni riportati dall’apparato fogliare e dai fiori. Quando i coleotteri attaccano i semi si può assistete alla mancata emissione dei germogli e all’assenza di fioritura e fruttificazione. Le larve di molte specie di coleotteri vengono depositate sottoterra, in prossimità dell’apparato radicale o nella parte inferiore delle foglie. Se le uova si schiudono sotto il terreno, le larve si nutriranno delle radici portando all’essiccamento della pianta e alla sua morte.

Prevenzione

L’attacco dei coleotteri sulle piante si può prevenire utilizzando delle precise tecniche colturali. Durante la coltivazione delle stesse, vanno anche presi degli opportuni accorgimenti, utili a tenere lontani questi insetti dalle nostre piante. In sede di concimazione è meglio usare concimi organici maturi che risultano molto sgraditi ai coleotteri. Per evitare che le femmine di questi insetti depongano le uova sul terreno, facendo svernare le larve accanto alle radici, è bene praticare la pacciamatura, ovvero la copertura della superficie del suolo con paglia o materiali plastici.

Lotta

La lotta ai coleotteri può avvenire tramite metodi biologici o tramite insetticidi per uso agrario. Sia gli insetti adulti che le uova sono facilmente riconoscibili per via dei loro colori vividi e brillanti. Se le uova vengono deposte sull’apparato fogliare si possono rimuovere facilmente a mano. Se le uova vengono deposte sul terreno, per eliminarle si deve smuovere il terreno durante la stagione invernale, poiché le larve, sia fuori che all’interno delle uova, non sono in grado di resistere alle basse temperature. Se l’infestazione da coleotteri è troppo estesa, si può ricorrere a specifici insetticidi. Per alcuni coleotteri, tra cui la dorifora, si possono usare insetticidi naturali o a base di piretro, che blocca il sistema nervoso dell’insetto colpito. Il piretro va passato sulle foglie e sui germogli. Per insetti allo stadio larvale e coleotteri come la dorifora vengono impiegati anche insetticidi a base di azadiractina, sostanza naturale estratta dall’albero di neem. L’insetticida è prodotto in forma di emulsione e va usato in via preventiva. Esistono anche insetticidi in polvere, da mettere sul terreno, oleosi, sistemici e da contatto. Questi ultimi sono i più dannosi per l’ambiente a causa del loro effetto irritante. Gli insetticidi per eliminare i coleotteri vanno usati solo in caso di effettiva necessità e solo quando l’infestazione è estesa e gli esemplari adulti che hanno colpito le piante sono più di una ventina. I prodotti chimici specifici per i coleotteri vanno applicati nelle prime ore del mattino, poiché la rugiada ne potenzia l’effetto. I costi degli insetticidi per combattere i coleotteri o altri parassiti si aggirano attorno agli otto euro per confezioni da mezzo litro.

Mosca bianca

Descrizione

Anche se in gergo “mosca bianca” indica una persona fuori dal comune e con qualità positive, in fitopatologia si riferisce a uno dei più temibili parassiti delle piante, o almeno, di molte specie di piante. La mosca bianca comprende diverse specie d insetti chiamati anche aleurodidi, dal nome scientifico Aleyrodidae. Originario di diverse aree geografiche, sia temperate che tropicali, questo parassita è ormai diffuso in tutto il mondo prediligendo sia le coltivazioni in serra che quelle all’aperto. Inizialmente olifago, cioè indirizzato a colpire determinare specie di piante, l’aleurodide è diventato polifago adattandosi a infestare diverse specie vegetali appartenenti, però, alle angiosperme, cioè alle piante a fiore, di cui fa parte la stragrande maggioranza delle specie vegetali esistenti.

Caratteristiche

La mosca bianca adulta si presenta di piccolissime dimensioni e generalmente non supera i due millimetri e mezzo. Le ali sono bianche per via di una platina farinosa che le ricopre, mentre il corpo è di colore giallo pallido. Il termine mosca si riferisce al fatto che, nonostante, il colore, questo insetto, per forma e morfologia, sembra simile alle mosche nere, anche se le specie tropicali vengono classificate assieme alle afidi o pidocchi delle piante. Le larve delle mosche bianche non sono però simili a quelle delle mosche tradizionali, quindi non si sviluppano da piccoli vermicelli bianchi, ma da un insetto chiamato neanide che rappresenta lo stadio embrionale della mosca bianca. La neanide passerà poi allo stadio di ninfa o subpupa e poi a quello di pupa da cui si svilupperà l’insetto adulto. La neanide si presenta con un corpo ovale di colore trasparente e piccole zampette. La trasparenza delle larve ne rende difficile l’individuazione, ma quando è possibile vederle sembrano simili a delle cocciniglie. I danni alla pianta vengono provocati sia dall’insetto adulto che dalle larve, perché entrambi succhiano la linfa da cui la pianta trae il suo nutrimento.

Piante colpite

Le piante infestate dalle mosche bianche sono tantissime: le solanacee, le leguminose, gli agrumi, i crisantemi, le dalie, le begonie, la salvia, la primula, i pomodori, i meloni , i cetrioli, i cavoli, l’azalea, il rododentro, il caprifoglio, il fico, l’olivo. Le infestazioni possono provenire da diverse specie di mosca bianca, ma non tutte sono pericolose. Quelle che, ad esempio, attaccano il fico e l’olivo sono tipiche delle zone temperate e non sono particolarmente pericolose, mentre le mosche bianche originarie delle zone subtropicali sono le più temibili. Queste ultime prediligono i climi caldi e nei periodi invernali attaccano le coltivazioni in serra, tanto da essere chiamate mosche bianche delle serre. Il nome scientifico della mosca banca delle serre è Trialeurodes vaporarium. L’insetto attacca oltre duecento specie vegetali diverse, con enormi danni alle produzioni agricole. Altrettanto pericolosa è anche la mosca bianca fioccosa (Aleurothrixus floccosus) che colpisce prevalentemente gli agrumi. La pericolosità della mosca bianca è dovuta al fatto che sue larve sono molto resistenti ai fitofarmaci e la lotta per liberare la pianta dalle infestazioni si può effettuare solo con gli insetti adulti. Questi parassiti attaccano l’apparato fogliare della pianta, specie la parte inferiore, anche se muovendosi possono attraversare tutta la struttura dell’ospite. Attraverso un apparato boccale molto appuntito praticano un foro microscopico sulla foglia sottraendo la linfa e le sostanze nutritive alla pianta colpita.

Sintomi

La mosca bianca non provoca la deformazione evidente delle foglie, nella pianta colpita. Il sistema fogliare non si accartoccia e non si secca immediatamente anche se a poco a poco mostra delle variazioni di colore, con macchie gialle o biancastre. Il depauperamento della linfa vegetale è, però notevole e ciò porta lentamente al deperimento della specie colpita. Negli agrumi, invece, le neonidi della mosca bianca fioccosa producono dei filamenti simili a fiocchi di lana. Altri sintomi dell’infestazione da mosca bianca sono una sostanza mielosa e gelatinosa che si deposita sull’apparato fogliare rendendolo suscettibile all’attacco di funghi, come la fumaggine che a sua volta provoca la fine della pianta. La sostanza gelatinosa viene secreta proprio dalla mosca bianca. Si tratta di una miscela di zuccheri che l’insetto produce durante il suo nutrimento. La mosca bianca, come accade in genere per le mosche, metabolizza ingenti quantità di zuccheri che vengono espulsi attraverso la sostanza gelatinosa detta melata. Quest’ultima, colando e depositandosi anche nelle altre zone della pianta, forma uno strato che attira altri agenti infestanti, come alcuni funghi che depositano sulla pianta una ulteriore sostanza fuligginosa provocando la già citata fumaggine.

Conseguenze

Le conseguenze dell’attacco della mosca bianca possono essere diverse e tutte molto gravi. Oltre alla classica morte delle piante, gli effetti dannosi che portano sempre alla perdita di intere colture riguardano la trasmissione di virus e batteri all’interno delle foglie. La mosca bianca delle serre o del genere Trialeurodes vaporarium ha la triste fama di inoculare elle foglie virus e batteri che causano malattie alle colture rendendole inadatte alla commercializzazione per il consumo umano. Tracce di virus e batteri si sono avute in coltivazioni di lattuga e pomodori. L’ingresso dei virus all’interno della pianta viene reso possibile a causa dei piccolissimi fori che l’apparato boccale della mosca produce, fori che rendono le piante suscettibili alla penetrazione di molti agenti patogeni. Numerosi studi hanno confermato che la mosca bianca delle serre è il vettore privilegiato del Tomato chlorosis virus, agente infettivo che causa la clorosi o giallume delle foglie del pomodoro.

Come debellarla

Debellare la mosca bianca non è semplice, perché, come già detto ai precedenti paragrafi, le larve hanno sviluppato una notevole resistenza ai trattamenti con fitofarmaci. La lotta alla mosca bianca e la cura delle piante colpite è più semplice con gli insetti della fase adulta. Su questi ultimi possono essere efficaci due metodi: la lotta chimica e quella biologica. La prima si effettua ricorrendo a fitofarmaci, cioè insetticidi con una certa tossicità che uccidono l’insetto, mentre la seconda utilizza altri insetti o agenti naturali che debellano la mosca bianca senza il pericolo di contaminazioni tossiche nella pianta.

Lotta chimica

La lotta chimica contro la mosca bianca si effettua tramite l’uso di insetticidi che agiscono sia per via esterna o sistemica. Gli insetticidi di ultima generazione consentono di combattere efficacemente anche gli stadi larvali e giovanili del suddetto parassita. Gli insetticidi che agiscono sull’insetto adulto, sia per contatto che per ingestione, sono i piretroidi, derivati sintetici del piretro, una sostanza contenuta in alcune specie di fiori. I piretroidi sintetici hanno permesso di superare i classici limiti del piretro che evapora a contatto con i raggi solari. I piretroidi di sintesi sono molto più persistenti di quelli naturali ed agiscono semplicemente a contatto con la pianta. Non penetrano nei tessuti della specie vegetale trattata e sono liposolubili. Tra i piretroidi ricordiamo il pirimphosmetyl. Attualmente esistono più di 40 prodotti a base di piretroidi di sintesi che annoverano altrettanti nomi commerciali. Gli insetticidi sintetici vengono prodotti sia sotto forma di spray che di diffusore di vapore in modalità aereosol. Negli insetti adulti dotati di apparato boccale appuntito, gli insetticidi agiscono per via sistemica, mentre nelle larve, per asfissia, attraverso un meccanismo neurotossico che paralizza le loro funzioni vitali. I fitofarmaci per debellare la mosca bianca si possono spruzzare sulla pianta oppure diffondere tramite fumigazione. Trattandosi di sostanze chimiche bisogna evitare la contaminazione delle piante, specie se trattasi di colture destinate all’alimentazione umana, come frutti, pomodori e verdure. La melata prodotta dalla mosca bianca e la successiva propagazione della fumaggine possono rendere inefficace il principio attivo dei fitofarmaci adatti a combattere l’insetto. In tal caso bisogna ricorrere proprio alla fumigazione, trattamento praticato nelle colture in serre, dove si procede inalando una miscela gassosa di pesticidi. Questa procedura va effettuata prima del ciclo colturale perché ha lo svantaggio di usare sostanze molto tossiche, alcune delle quali bandite da interventi internazionali. Tra i pesticidi fumiganti via via eliminati dalle pratiche colturali troviamo il bromuro di metile. Il trattamento con piretrine va, invece, effettuato ogni tre, quattro giorni, per evitare la ripresa dell’infestazione.

Lotta biologica

La lotta biologica alla mosca bianca sfrutta, spesso, dei metodi definiti integrati, cioè praticati usando prodotti di sintesi in abbinamento a quelli naturali, o prodotti chimici derivati essenzialmente da sostanze naturali. Il Tanacid, è, ad esempio, un insetticida a base di piretro naturale. Il principio attivo viene ottenuto modificando la molecola del piretro presente nei capolini dei fiori appartenenti alla famiglia delle composite ( crisantemi). La sostanza si estrae proprio macinando i suddetti capolini. Il piretro naturale viene associato ad un composto di sintesi, il piperonilbutossido, che ne potenzia l’efficacia e la durata. Il prodotto agisce per 3, massimo cinque giorni attraverso un’azione neurotossica che paralizza le zampe, la testa e le antenne dell’insetto. Il Tanacid è impiegato per combattere diversi parassiti delle piante, tra cui afidi, cimici e dorifora. L’utilizzo dell’insetticida integrato per combattere la mosca bianca deve seguire precise regole. Il prodotto va applicato preferibilmente la sera o nelle ore meno calde della giornata. Meglio usare attrezzi a pressione elevata per irrorare tutta la pianta e le parti maggiormente infestate. Il trattamento va eseguito rispettando le dosi consigliate e impiegando delle soluzioni a pH acido per potenziarne l’azione. Per debellare la nuova generazione di insetti si suggerisce di ripetere il trattamento ogni settimana. Per distribuire uniformemente l’insetticida integrato è anche consigliabile aggiungervi dell’olio di soia che potenzia ulteriormente l’effetto del principio attivo. Una soluzione completamente biologica per combattere le larve di mosca bianca è l’utilizzo di una vespa chiamata Encarsia formosa. Si tratta di un parassita piccolissimo, appartenente alla famiglia degli imenotteri ( api), le cui femmine depositano le uova proprio sulle neanidi della mosca bianca , le quali, dopo la schiusa delle stesse diventano più scure. La vespa predatrice si usa in ambienti caldi e ben esposti alla luce, per cui è consigliabile usarla solo nel periodo primaverile o estivo. Le larve della mosca bianca fioccosa o degli agrumi si possono combattere anche con un altro insetto predatore simile alla vespa, il Cales noacki.

Scarabei

Descrizione

Piante e fiori sono frequentemente attaccati da parassiti e insetti che possono danneggiarle irrimediabilmente provocandone prima il deperimento e poi la morte. Molte specie vegetali arricchiscono in maniera determinante la resa estetica del giardino ed è una logica conseguenza pensare che, se alcuni temibili insetti danneggiano le piante, danneggiano anche tutto lo spazio verde che le ospita mortificandolo dal punto di vista esteriore e dal punto di vista ambientale. In natura esistono diversi insetti dannosi per le piante. Tra questi troviamo anche gli scarabei. Si tratta di insetti appartenenti alla nutrita famiglia dei coleotteri, ovvero gli scarafaggi, che amano nutrirsi anche delle foglie e dei fiori delle nostre piante. I coleotteri comprendono circa 850 mila specie diverse che possono attaccare e infestare diverse tipologie di piante. In natura esistono anche scarabei infestanti di case e appartamenti e se è essenziale difendersi dalla loro invasione in casa per motivi igienici , lo è ancora di più per preservare le piante del giardino o delle coltivazioni da destinare ad uso alimentare. Tra gli scarabei che si comportano da parassiti delle piante si annoverano: il coleottero delle cortecce, il maggiolino, il punteruolo rosso della palma, il carabide, la calandra della vite, la calandra da giardino, l’oziorrinco, la dorifora e la coccinella. Non tutti gli scarabei parassiti della piante sono pericolosi. Ad esempio la coccinella si nutre di altri insetti e parassiti dannosi. Alcune specie di coleotteri possono vivere un’intera vita in simbiosi con le piante, altri possono invece divorarle. Ed è proprio dai coleotteri pericolosi che bisogna difendersi usando i giusti metodi di disinfestazione. Per liberare le piante dagli scarabei infestanti bisogna però conoscerne le caratteristiche che vedremo nei paragrafi seguenti.

Coleottero delle cortecce

Il coleottero delle cortecce è uno scarabeo di colore nero con qualche macchia rossa sulla parte del dorso e delle ali. Gli insetti adulti raggiungono i 6 mm, mentre le larve, più lunghe, sono di colore bianco con testa a forma di cilindro e di colore rosso marrone. Il coleottero delle cortecce infesta le conifere, come l’abete e il pino. Talvolta può danneggiare anche il latifoglio attaccandosi al fusto. Per questa particolarità di nutrirsi della corteccia dell’albero, questo scarabeo viene chiamato proprio coleottero delle cortecce. Il fusto viene invaso anche dalle uova depositate dopo l’accoppiamento dello scarabeo maschio con la femmina. Le uova fuoriuscite da ogni singolo accoppiamento sono innumerevoli e vendono depositate all’interno di una galleria scavata dal coleottero al di sotto della corteccia che si trova in parallelo alla venatura. E’ proprio in questa zona che le uova si schiudono facendo fuoriuscire le larve che, sempre all’interno della stessa corteccia, diventeranno adulte. La resina della corteccia, per favorire la protezione delle uova, viene iniettata da spore di funghi che circondano la galleria delle uova.

Maggiolino

Il maggiolino è un coleottero molto grosso e pesante, con un addome uncinato e un colore rossiccio. Questo coleottero attacca e divora le radici delle piante destinate all’agricoltura danneggiando intere coltivazioni. La sua vita media è di 4 anni. Le larve diventano adulte a fine primavera, in genere nel mese di maggio da cui deriva proprio il nome maggiolino.

Punteruolo rosso

Il punteruolo rosso è un coleottero originario dell’Asia che infesta le palme. Si tratta di uno degli scarabei più infestanti in assoluto per le piante, vista anche la sua elevata resistenza a molti trattamenti fitosanitari e al fatto di danneggiare la pianta in maniera silente. In genere la morte della palma avviene dopo tanti mesi dalla prima infestazione e ciò perché il punteruolo può rimanere nascosto nella pianta senza rendersi visibile o provocare danni evidenti. L’invasione del punteruolo rosso nelle palme italiane si è avuta a seguito dell’importazione di palme infette dai paesi arabi, nel corso degli anni ottanta. La resistenza del punteruolo rosso ai trattamenti fitosanitari dipende dal fatto che le sue ali gli consentono di volare e di spostarsi nell’aria con grande velocità. Gli esemplari adulti hanno la forma di uno scarabeo molto grande con dorso di colore rosso e piccole macchie nere nell’area toracica. Un punteruolo rosso adulto può raggiungere lunghezze comprese tra 20 e 45 millimetri, mentre le larve sono simili a quelle di altre coleotteri con corpo di colore bianco e testa di colore scuro. Il punteruolo può depositare più di un centinaio di uova che vengono lasciate nella parte più giovane e tenera della pianta. Le larve completano la loro maturazione attaccando i bozzoli nella parte del tronco. L’attacco della palma avviene nella chioma fogliare. Inizialmente le palme appaiono cadenti, mentre nella fase terminale dell’infestazione le foglie si spezzano e cadono come se fossero state recise. Dopo la definitiva caduta dell’apparato fogliare, il punteruolo rosso abbandona la palma per infestarne altre.

Carabidi

I carabidi sono un genere di coleotteri che comprende diverse specie, con dimensioni e colori diversi. Si tratta di insetti che da adulti possono raggiungere lunghezze da 2,5 a quasi 30 millimetri. Il loro addome e la parte dorsale possono presentarsi con differenti colori che variano in base alla famiglia di appartenenza. Esistono carabidi di colore nero, proprio come i classici coleotteri, o di colore viola e verde e con riflessi metallizzati. Questi scarabei, anche se molto voraci, non sono considerati pericolosi. Mentre le larve sono molto voraci e possono nutrirsi sia di altri insetti e piccoli animali, come bruchi e lumache, che di sostanze vegetali.

Calandra della vite

La calandra della vite è uno scarabeo molto infestante per le coltivazioni destinate alla produzione di uva e vino. Le sue larve si nutrono della radice della pianta, mentre gli esemplari adulti divorano la parte della foglia. Dopo la fecondazione, la calandra della vite può depositare fino a 1000 uova che vengono radunate nella parte bassa della pianta, proprio dove cadono i rami e all’interno delle radici. Le larve, una volta venute alla luce, iniziano a nutrirsi dell’apparato radicale della pianta provocandone la morte. Gli esemplari adulti sono di colore nero con dorso ricoperto da una lieve peluria. Questi scarabei divorano le foglie della vite provocando danni maggiori rispetto alle larve.

Calandra da giardino

La calandra da giardino è uno scarabeo di colore marrone, lungo circa 7 mm. Questo insetto infesta le piante del giardino danneggiando fiori, frutti, foglie e gemme. I danni alle piante avvengono nelle ore notturne perché la calandra da giardino di giorno non è attiva. Le sue uova vengono depositate in autunno e le larve diventano adulte nel mese di ottobre. Anche nello stadio di larva la calandra è dannosa per le nostre piante da giardino. Allo stadio larvale, la calandra si nutre, infatti, delle radici provocando la secchezza e la conseguente morte della specie vegetale attaccata.

Oziorrinco

L’oziorrinco è uno scarabeo che infesta sia piante ortofrutticole che ornamentali, L’esemplare adulto si presenta con un dorso di colore nero blu con macchie gialle. Questo coleottero risale il tronco della pianta attaccando le foglie. Quando una foglia è divorata dall’oziorrinco lo si capisce perché ha una forma di mezzaluna. Le larve del suddetto scarabeo sono altrettanto pericolose perché si nutrono dell’apparato radicale di piante da frutto e ornamentali. Le larve hanno un corpo bianco e una testa di colore rossastro. E’ facile individuarle perché assumono la forma di una C. Sia l’oziorrinco adulto che le larve vivono nel terreno. Il primo danneggia le piante nelle ore notturne, nutrendosi delle foglie giovani e impedendo alla pianta di crescere e di compiere la fotosintesi. Le seconde, direttamente dalle loro tane nel terreno, si nutrono delle radici.

Dorifora

La dorifora è un coleottero che infesta le patate e le melanzane. Probabilmente originario del Messico, da adulto ha una lunghezza di 10 millimetri, con dorso di forma ovale e di colore giallo con macchie nere. Anche le larve sono di colore giallo aranciato, con zampette e capo di colore nero e una lunghezza simile a quella dell’adulto. La dorifora si nutre esclusivamente delle piante della patata e della melanzana appartenenti alla famiglia delle Sonalanceae. Anche se il pomodoro appartiene sempre alla stessa famiglia, le infestazioni di dorifora su questo ortaggio sono abbastanza rare. I danni della dorifora provengono sia dagli esemplari adulti che dalle larve. Entrambi si nutrono delle foglie privandone completamente la pianta che tenta di difendersi producendo nuovi germogli laterali e smettendo di produrre i tuberi.

Coccinella

Scarabeo primaverile per eccellenza, la coccinella appartiene all’ordine dei coleotteri e rappresenta un insetto utilissimo per eliminare molti parassiti e infestanti delle piante ornamentali, delle leguminose, delle solinacee e delle graminacee. L’esemplare adulto della coccinella si presenta con un dorso che varia dal rosso vivo e scuro al rosso arancione, costellato da puntini neri. Le larve sono nere. La coccinella si nutre di parassiti delle piante, come l’afide della rosa, svolgendo un ruolo fondamentale per la protezione di molte specie vegetali. Le larve sono altrettanto utili. In inverno le coccinelle vivono nelle spaccature degli alberi, mentre in primavera fuoriescono per completare l’accoppiamento e la deposizione delle uova. In estate è frequente trovare la coccinella sopra le foglie delle piante, intenta a volte a camminarvi o a svolazzarvi sopra e a nutrirsi di tutti quei pericolosi parassiti che provocano la morte e il danneggiamento delle piante più utili all’Uomo.

Come eliminare gli scarabei delle piante

L’eliminazione degli scarabei delle piante, come di altri parassiti, è stata effettuata tramite l’uso di diserbanti chimici a volte molto tossici. Con il trascorrere del tempo e i numerosi studi sulla tossicità di alcuni prodotti chimici, si è sempre più diffusa l’esigenza di combattere i parassiti delle piante tramite prodotti biologici. In commercio esistono anche antiparassitari e diserbanti di sintesi con un basso livello di tossicità. In genere, i rivenditori di questi prodotti sapranno consigliare sull’uso del diserbante più adatto. Per quanto riguarda l’eliminazione degli scarabei delle piante si può ricorrere anche alla cosiddetta “lotta biologica”, in cui si procede all’eliminazione manuale delle larve. Gli scarabei adulti possono essere combattuti tramite l’uso di diserbanti biologici a base di piretro. Questa sostanza è un insetticida naturale che si ricava da una particolare varietà di margherite. In commercio esiste anche il piretro abbinato a sostanze sintetiche, per cui è bene accertarsi della naturalità del prodotto prima di acquistarlo. L’azione del piretro è principalmente neurotossica, cioè paralizza il corpo dell’insetto per circa 48 ore. L’effetto si attenua con la luce del sole per cui è consigliabile usare questa sostanza nelle ore notturne. Lo svantaggio del piretro è che è dannoso anche per gli insetti utili, come le api. Altre soluzioni biologiche sono le fasce della resina lanosa usata dai tappezzieri. Questo tessuto intrappola tutti gli insetti che si depositano sul tronco della pianta. Per il punteruolo del grano o calandra si usano anche gli insetticidi fumiganti che vengono usati solo nei magazzini dove sono depositate le specie vegetali da trasportare. Si tratta però di sostanze molto tossiche il cui uso richiede idonei controlli e certificazioni. Il punteruolo rosso si combatte tramite le trappole di Tripheron, un ferormone di sintesi contenuto in un sacchetto che attira gli esemplari adulti facendoli annegare in una sostanza liquida. Con le stesse caratteristiche neurotossiche del piretro troviamo gli insetticidi neonicotinoidi. I nomi commerciali di questi insetticidi sono Acetamipirid, Thiamexotan, Thiacloprid, Imidacloprid. Questi insetticidi vengono assorbiti dalla pianta poiché hanno un effetto sistemico. I principi attivi sono persino presenti nei nuovi germogli. I neonicotinoidi uccidono anche le api e sono tossici per i pesci, per cui è consigliabile non usarli in prossimità di corsi d’acqua.

Scarafaggi

Descrizione

Gli scarafaggi sono degli insetti appartenenti a diverse specie e famiglie. In natura si contano circa quattromila specie suddivise in più di quattrocento generi. Gli scarafaggi comuni appartengono alla famiglia dei blattoidei e vengono chiamati anche blatte. Si tratta di scarafaggi che infestano frequentemente gli ambienti domestici e in misura minore quelli agricoli. I danni alle colture, provocati dalle blatte, sono limitati, mentre ben più gravi sono i danni sulle derrate alimentari di cui questi insetti si nutrono. La pericolosità delle blatte è esclusivamente di natura igienico e sanitaria perché questi scarafaggi sono portatori di virus, batteri e protozoi trasmissibili all’uomo. In natura esistono anche altre specie di scarafaggi che infestano le piante da giardino e gli ortaggi danneggiando irrimediabilmente questi prodotti. Sia le blatte domestiche che gli scarafaggi delle piante possono essere efficacemente combattuti con adeguati metodi di prevenzione e disinfestazione.

Caratteristiche

Gli scarafaggi sono degli insetti ormai diffusi in qualsiasi angolo del pianeta, anche ad altitudini di duemila metri. Le condizioni ideali alla loro diffusione sono però i climi caldi, umidi e le precarie condizioni igieniche dell’ambiente infestato. Gli scarafaggi, in base alla specie a cui appartengono, possono avere dimensioni dai tre millimetri agli otto centimetri. Il dorso e il’addome hanno un colore che varia dal marrone, al rosso, al nero, con altre tonalità cromatiche differenti per gli scarafaggi che colpiscono determinate specie di piante. Questi insetti possono essere con o senza ali e con o senza occhi nella parte laterale del corpo. Presenti anche un paio di antenne lunghe e filiformi, nella parte superiore del corpo, che fungono da sensori. Anche se alati, gli scarafaggi non sono degli abili volatori e se lo fanno volano per pochi attimi. Sono, invece, bravissimi a correre e a sfuggire ai predatori rifugiandosi negli anfratti delle case o del giardino. Il loro ciclo di riproduzione è generalmente sessuato o anfigonico, solo per alcune rare specie si assiste alla riproduzione asessuata o alla partenogenesi dovuta alla sola fecondazione da parte della femmina. In realtà si tratta di femmine anfigoniche che, a causa della scomparsa dei maschi, si sono adattate alla riproduzione asessuata. Gli scarafaggi possono essere ovipari ed ovovivipari, cioè con nuovi insetti che nascono da uova deposte nell’ambiente o da uova trattenute nel ventre della madre. Il ciclo vitale degli scarafaggi è molto lungo e può andare dai sei ai trentaquattro mesi, in base alla specie a cui questi insetti appartengono. Le larve degli scarafaggi sono dette neanidi. Queste possono essere con o senza zampe. Le neanidi possono disperdersi dopo la nascita o possono essere accudite dalle madri, per un certo periodo di tempo. Questa caratteristica relazionale è presente solo in alcune specie di scarafaggi.

Infestazione

Gli scarafaggi appartenenti al genere dei blattoidi non causano danni particolari alle piante, ma infestano semplicemente gli ambienti domestici ed esterni con serie implicazioni igieniche e un notevole disagio estetico. Se si nutrono di piante, le blatte ne masticano la parte legnosa. Esistono, però, anche degli scarafaggi che attaccano le nostre piante danneggiandole nell’aspetto e nella produzione. In genere si tratta di coleotteri comunemente chiamati scarabei. Caratteristica comune della maggior parte degli scarafaggi è la presenza di un apparato boccale abbastanza pronunciato composto da mandibole appositamente deputate alla masticazione di grandi quantità di cibo. Alcune specie di scarafaggi sono addirittura dotate di una proboscide che scava una galleria sui semi delle piante, divorandone l’intero contenuto. Gli scarafaggi che possono essere annoverati tra i più fastidiosi parassiti degli ortaggi e delle piante sono: il bromio del fagiolo, lo scarafaggio degli asparagi, la dorifora, lo scarafaggio del cetriolo, la crisomelide, lo scarafaggio giapponese, lo scarafaggio del mese di maggio, la cetonia della rosa, lo scarafaggio del fagiolo messicano, l’emittero delle cucurbitacee e il curculione.

Bromio e scarafaggio degli asparagi

Il bromio del fagiolo è uno scarafaggio rosso con chiazze e testa nera. L’insetto adulto si nutre delle foglie della pianta, mentre le larve, che fuoriescono da uova deposte sempre nella parte fogliare, penetrano nel terreno per nutrirsi delle radici. Lo scarafaggio dell’asparago è un insetto di colore nero o blu metallico, con chiazze gialle. Questo insetto mastica gli steli degli asparagi, sia di quelli coltivati che di quelli selvatici. L’infestazione si ha in primavera, quando l’insetto deposita le uova sui germogli dell’asparago.

Dorifora e scarafaggio del cetriolo

La dorifora è uno scarafaggio rotondo, di colore giallo, con chiazze nere. Questo insetto si nutre della patata, del pomodoro, delle melanzane, del cavolo e dei peperoni. Le parti colpite sono le foglie, di cui la dorifora è ghiotta. Le uova con le larve, vengono depositate nella parte inferiore dell’apparato fogliare. Lo scarafaggio del cetriolo attacca anche altre cucurbitacee e il cavolo. Di colore giallo o verde, con strisce gialle, questo insetto, in inverno, si nasconde tra i resti di foglie secche, erbacce o tronchi di albero abbattuti. Le larve di questo scarafaggio sono molto infestanti perché si nutrono degli steli. Per verificare l’infezione nella pianta, basta spremerne le terminazioni: se esce un succo bianco allora vuol dire che è infetta da un batterio trasmesso proprio dall’insetto.

Crisomelide e scarafaggio giapponese

La crisomelide è un piccolissimo scarafaggio saltellante, di colore nero, con strisce gialle. Si nutre delle foglie del cavolo, del cavolfiore, dei broccoli e del prato composto da erbe di dichondra. Le foglie colpite appaiono piene di buchi poiché l’insetto, per nutrirsi, vi pratica dei fori. Le larve della crisomelide si nutrono, invece, dei semi e delle radici. L’infestazione della crisomelide sulla pianta termina non appena compaiono i frutti. Le piante infestate, in genere, si riprendono da questo attacco, tranne la melanzana. Lo scarafaggio giapponese è un insetto di colore verde metallico, con ali color rame. Attualmente questo parassita delle piante, originario del Giappone, è diffuso nella parte orientale degli Stati Uniti, ma può ritrovarsi tranquillamente in qualsiasi giardino. Le sue larve sono di colore bianco e si nutrono di radici tenere e di erba. Le larve dello scarafaggio giapponese sono responsabili della distruzione di interi prati.

Scarafaggio del mese di maggio e cetonia della rosa

Lo scarafaggio del mese di maggio è pericoloso solo allo stadio larvale, quando si nutre delle radici dell’erba fienarola, dei semi di soia e di altre coltivazioni. La cetonia della rosa è un emittero diffuso prevalentemente negli Stati Uniti. L’insetto, di colore marrone, con zampe lunghe, ama rifugiarsi nei cespugli di rose dove si nutre dei petali delle varietà bianche. Le larve, invece, si nutrono delle erbacce e delle radici di erba.

Scarafaggio del fagiolo messicano ed emittero cucurbitacee

Lo scarafaggio del fagiolo messicano è un insetto di colore marrone, con macchie nere. Vive nei giardini e si nutre di fagioli, gusci, steli e foglie. Le uova vengono deposte ai lati delle foglie. Questo scarafaggio può essere facilmente confuso con la coccinella. L’emittero delle cucurbitacee è un insetto di colore nero – marrone, con dorso a forma di scudo, zampe molto lunghe e antenne. L’insetto, attraverso un apparato boccale molto appuntito, succhia la linfa della pianta colpita.

Curculione

Il curculione comprende diverse varietà di scarafaggi, di colore nero o marrone, con antenne e zampe di colore rosso. La particolarità di questo insetto è quella di possedere un apparato boccale a forma di proboscide, che scava delle gallerie nei semi delle piante colpite, deponendovi le uova. Le larve, invece, si nutriranno proprio del contenuto dei semi, lasciandone intatto l’involucro esterno. Il curculione può nutrirsi di cereali, ortaggi, legumi e persino di piante ornamentali, come azalee e rododendri.

Prevenzione

Le infestazioni degli scarafaggi si possono prevenire con appositi accorgimenti igienici. In casa, per evitare la comparsa delle blatte, bisogna chiudere ermeticamente derrate e scorte di cibo conservandoli in luoghi freschi e asciutti. Vanno, inoltre, riparate tutte le fessure nei muri e nelle pareti dove frequentemente le blatte si annidano. In giardino, invece, bisogna procedere a un’adeguata pulizia e alla rimozione dei rifiuti di erbacce, foglie secche, rami di alberi che in inverno ospitano proprio il letargo degli scarafaggi. Gli scarafaggi che si nutrono delle radici e dell’erba del prato o di ortaggi, possono essere prevenuti e combattuti attraverso la pacciamatura, cioè ricoprendo il terreno con uno strato di trucioli, sabbia, segature, corteccie o materiale plastico, che consentono ai frutti di non toccare il terreno evitando infestazioni o rischio di marciume. Per prevenire gli attacchi degli scarafaggi si possono anche coltivare piante che li tengono lontani, come le margherite gialle, l’aglio, la taccola, le cipolle, il lino, l’erba gatta, il coriandolo, il nasturzio e il tanaceto. Se si sparge della crusca attorno alle piante, gli scarafaggi le mangeranno prima di aggredirle, arrivando persino a scoppiare e quindi a morire.

Lotta

Quando gli scarafaggi hanno già infestato la casa e il giardino bisogna ricorrere a dei metodi di lotta, sia chimica che naturale. Ai fini del rispetto dell’ambiente sono preferibili i rimedi naturali. Alcuni predatori, come le coccinelle e le vespe, sono molto utili nella lotta a molte specie di scarafaggi. Anche le piante carnivore svolgono un ruolo importante nel debellare gli scarafaggi, che vengono sovente intrappolati dalle fauci divoratrici di queste specie vegetali. I metodi di lotta chimica comprendono, invece, insetticidi a bassa tossicita per la casa o per il giardino. Si tratta di composti che sfruttano piretroidi sintetici, come deltametrina o prodotti a base di acido borico. In caso di un'eccessiva presenza di scarafaggi è consigliabile ricorrere all'intervento di ditte specializzate nella disinfestazione di ambienti domestici e di giardini.

Grillotalpa

Descrizione

Il grillotalpa è un insetto appartenente al genere degli Ortotteri e alla famiglia dei Gryllotalpidae. A dispetto del nome, il grillotalpa non ha un bell’aspetto, ma fosse solo per questo si potrebbe anche soprassedere. Sfortunatamente, questo insetto infesta spesso i terreni degli orti, dei giardini e dei vivai, causando gravi danni alle piante. Non esistono specie escluse dai danni di questo insetto: ortaggi, piante a fiore e tuberi non resistono all’azione dannosa del grillotalpa, considerato uno dei più comuni e al tempo stesso temibili parassiti delle piante.

Caratteristiche

Il grillotalpa presenta una colorazione bruna o rossastra, con un corpo formato da testa, torace piuttosto lungo e slanciato e zampe anteriori più corte usate per scavare delle gallerie nel terreno. L’insetto, nella forma adulta, è lungo da 40 mm a cinque centimetri, è ovoviparo e depone uova sul terreno, nella tarda primavera. La capacità riproduttive del grillotalpa è molto elevata, con deposizione di circa trecento ovoteche all’anno. Le larve hanno la forma di neanide, molto simile all’insetto adulto, ma di dimensioni più piccole e con una colorazione più chiara tendente al giallo. Le neanidi svernano in estate e dopo un breve periodo di accudimento, da parte della madre, iniziano ad essere autonome e a scavare gallerie nel terreno. Il periodo che intercorre tra lo stadio di neanide e l’insetto adulto è di circa due anni.

Danni piante

Il grillotalpa, solitamente, infesta i terreni degli orti e dei giardini. Predilige aiuole non curate o tappeti erbosi. Il suolo è l’habitat ideale del grillotalpa che, in genere, vi trascorre tutta la vita, scavando fori e gallerie lunghe da venti centimetri a un metro. Durante questa attività “escavatoria”, il grillotalpa erode le radici delle piante e i tuberi. I principali danni alle specie vegetali avvengono proprio nelle radici, perché l’insetto non è perfettamente fitofago, anche se non disdegna di nutrirsi proprio delle radici delle piante a fiore, del pomodoro, della patata, delle carote, dei peperoni e delle bietole. L’apparato radicale, danneggiato dall’insetto, appare morsicato e le piante, specie quelle più giovani, non potendo assorbire le sostanze nutritive del terreno, finiscono per seccarsi irrimediabilmente.

Cause

Il grillotalpa è attirato dai terreni morbidi, umidi e poco curati. Una cattiva manutenzione del tappeto erboso e una scarsa cura delle aiuole possono attirare questo insetto spingendolo ad insediarsi stabilmente all’interno del suolo del nostro orto o giardino. Residui di foglie secche, bucce di patate, resti di carote o di altre piante a fiore ed orticole, vanno prontamente eliminati dal suolo, poiché attirano l’insetto facendogli credere di potersi nutrire delle loro radici. Dal suolo vanno rimossi anche resti di piante ricche di amido o di altre sostanze organiche che decomponendosi inumidiscono ulteriormente il terreno. Altri fattori che possono attirare il grillotalpa, una concimazione a base di compost poco maturo. Più un concime organico è umido e più si creano le condizioni per attirare l’insetto.

Lotta

La lotta al grillotalpa può essere attuata tramite rimedi chimici o biologici. I primi consistono nell’adozione di esche avvelenate, ovvero di esche impregnate di carbammati aromatici, composti altamente tossici non solo per l’insetto, ma anche per l’ambiente. In commercio esiste un composto per esche velenose, chiamato Methiocarb, proprio a base dei carbammati. Le esche andrebbero inserite nel terreno in modo da uccidere l’insetto durante la fase di scavo e di erosione delle radici. Purtroppo, i veleni sono tossici anche per il suolo, per le piante e per gli uccelli che si trovano a beccare le stesse esche. Per ridurre il rischio di tossicità su piante e suolo, le esche ( resti di carote, mele o patate) si possono inserire in un contenitore di plastica, magari una bottiglia vuota per l’acqua minerale, tagliata a metà e interrata con all’interno la sostanza impregnata di veleno. Le esche avvelenate vanno posizionate sul suolo nel periodo compreso tra aprile, maggio, ovvero quello in cui avviene la deposizione delle uova. La raccolta degli insetti morti va fatta durante le prime ore del mattino per evitare che gli uccelli muoiano nutrendosi proprio degli esemplari avvelenati. Altro valido metodo di lotta al grillotalpa, quello biologico. In natura esistono predatori naturali del grillotalpa: si tratta del gatto, del riccio, del toporagno, di alcune specie di uccelli rapaci, dei merli e dell’upupa.

Lotta biodinamica

La biodinamica è una disciplina che propone rimedi naturali per risolvere diversi problemi comuni, come la cura delle malattie delle piante o altro. Questa disciplina suggerisce dei consigli anche per liberarsi del grillotalpa. Un rimedio biodinamico molto efficace contro il grillotalpa è quello di posizionare, lungo i bordi del terreno, una bottiglia di plastica tagliata a metà e riempita di pezzi di ortaggi o di birra. La trappola va coperta con una tegola per impedire che vi entri la pioggia e per creare oscurità. Dopo alcuni giorni, attirati dai residui organici della bottiglia, i grillotalpa vi finiranno dentro. A questo punto li si potrà bruciare, distribuendo sul terreno la cenere ottenuta. I resti degli insetti bruciati rappresentano delle tossine per i grillotalpa, che si terranno alla larga dalla zona “contaminata”.

Imenotteri

Descrizione

Gli imenotteri sono una classe di insetti che comprende più di 120 mila specie diffuse in ogni parte del mondo. Questi insetti sono molto interessanti non solo dal punto di vista morfologico, ma anche agricolo, perché le larve di molti di loro rappresentano i più comuni e pericolosi parassiti delle piante. Gli imenotteri possono avere un differente comportamento che varia in base alla specie di appartenenza. Alcuni insetti si nutrono di nettare e polline e non danneggiano in alcun modo la pianta, altri, invece, sono fitofagi allo stato puro e specie allo stadio larvale sono in grado di procurare ingenti ed evidenti danni alle piante. In natura esistono anche imenotteri polifaghi, cioè che si nutrono di altri microrganismi viventi. In ogni caso è importante riconoscere gli imenotteri pericolosi e le loro larve per debellarli in tempo e risparmiare gravi danni alla pianta.

Caratteristiche

Gli imenotteri sono diffusi in tutto il mondo e vengono classificati in base a sottoclassi o famiglie. In linea generale si tratta di insetti che presentano, nello stadio adulto, una morfologia ben definita, composta da addome, torace, capo, antenne e ali. Esistono anche imenotteri privi di ali, in tal caso di parla di specie attere. L’addome può essere formato da un peduncolo che lo unisce al torace, o sessile, cioè senza peduncolo. Le ali, quando presenti, sono quattro ed hanno una struttura membranosa. Le antenne sono più o meno lunghe e variano in base alla specie e al sesso dell’insetto. La loro forma permette di individuare e di classificare le diverse sottoclassi di imenotteri. Questi insetti sono dotati di un apparato boccale masticatore o succhiante che si dirama attraverso delle robuste mandibole. La riproduzione degli imenotteri può essere sessuata ( anfigonica) o asessuata ( partenogenesi). Le femmine nascono per riproduzione anfigonica, mentre i maschi per partenogenesi. Le larve degli imenotteri sono di due tipi: indifferenziate, con la forma di un bruco, e differenziate, cioè con una forma che li avvicina già all’insetto adulto. Queste larve vengono dette autonome. Sono dotate di apparato mandibolare e si nutrono scavando dei fori nei tessuti vegetali.

Specie

Le specie di imenotteri sono tantissime. Per semplicità citeremo le più note o quelle che hanno una maggiore rilevanza nel campo delle fitopatologie, ovvero le sinfiti, gli argidi, i diprionidi, i terebranti e gli aculeati. Le sinfisi forano le foglie e gli steli per deporvi le uova; gli argidi hanno delle larve che rodono le foglie delle rose, i diprionidi attaccano le conifere rodendone le foglie; le femmine dei terebranti possiedono un aculeo, detto tenebra, che usano per forare foglie, steli, rami e fiori, dove depongono le uova. Gli aculeati sono imenotteri dotati di aculei, a queste specie appartengono gli apoidei( le api) ed i vespoidei. Questi insetti si nutrono di polline, vivono in comunità rette da una regina, da femmine operaie e da un maschio che viene usato per la fecondazione della regina. L’aculeo degli imenotteri aculeati contiene un veleno che viene rilasciato quando l’insetto punge la sua preda per difendersi. Gli imenotteri aculeati sono spesso predatori di altri parassiti vegetali e vengono impiegati nella lotta biologica.

Infestazione piante

Gli imenotteri attaccano le piante nel mese di giugno. In questo mese, infatti, vengono deposte le uova con le larve fitofaghe. Le uova, collocate nei germogli delle piante giovani, a luglio daranno vita a larve lunghe due, tre centimetri, di colore verde verde o grigio, senza peluria esterna e facilmente riconoscibili. Questi insetti inizieranno a divorare tutti i tessuti vegetali delle piante in cui si trovano. Le specie vegetali più colpite dalle larve estive degli imenotteri fitofagi sono il pero, il susino, l’olmo, l’ acero, il frassino, il ciliegio, le rose arbustive, il viburno e il ligustro. In alcune piante, la presenza delle larve fitofaghe provoca la formazione di galle ( deformazioni del tessuto vegetale). I maggiori danni degli imenotteri parassiti sono sulle piante giovani, che accusano ingiallimento, erosione fogliare e blocco della crescita, mentre le piante adulte riescono a riprendersi facilmente dalle infestazioni di questi insetti.

Lotta

La lotta agli imenotteri delle piante non è difficile da attuare, purché venga intrapresa il più presto possibile. Quando è trascorso troppo tempo dall’infezione, è, infatti, molto difficile riuscire a salvare la pianta colpita. Le larve si individuano controllando spesso le piante. Le prime osservazioni e ispezioni devono iniziare prima della schiusa delle uova, quindi entro il mese di giugno. Appena si rileva la presenza di larve, vanno usati insetticidi biologici o chimici. Se gli attacchi sono troppo estesi è necessario usare quelli chimici. I prodotti vanno distribuiti sulle zone attaccate proprio dalle larve. Il momento ideale per somministrarli è la mattina presto, perché a quell’ora le larve non riescono a muoversi facilmente e sono più vulnerabili all’azione degli insetticidi. I trattamenti vanno ripetuti diverse volte fino a quando non viene accertata la completa scomparsa degli insetti. Dopo la sospensione degli insetticidi, vanno rimosse le parti di pianta danneggiate, in modo da favorire una nuova ripresa vegetativa.

Lepidotteri

Descrizione

I lepidotteri vengono classificati tra i parassiti delle piante. Si tratta del genere a cui appartengono le farfalle, proprio quelle che vediamo svolazzare , con ali più o meno grandi e colorate, nel cielo primaverile. In realtà, le farfalle non sono pericolose per le piante, lo sono, invece, le larve, i cosiddetti bruchi, che dotati di un potente apparato masticatore, sono in grado di divorare qualsiasi specie di pianta. Combattere i lepidotteri delle piante significa dunque debellare i bruchi ed ancor prima le uova, che vengono deposte dalle femmine tra la primavera e l’autunno, a volte anche in inverno nelle piante coltivate in serra.

Caratteristiche

I lepidotteri comprendono più di centomila specie diffuse prevalentemente nelle aree tropicali ed ormai presenti in qualsiasi area del pianeta. Nelle nostre zone si conoscono circa quattromila specie di farfalle diverse, dalle forme, dai colori e dalle dimensioni che variano in base alla famiglia di appartenenza. Le farfalle più grandi si trovano prevalentemente nelle zone tropicali, mentre nelle nostre aree mediterranee si trovano più spesso farfalle di piccole o medie dimensioni. L’insetto adulto presenta due ali variamente colorate, antenne, zampe, apparato produttore di ferormoni e una proboscide usata per succhiare il nettare dei fiori. Questa caratteristica non è dannosa per le piante, mentre si rivela pericoloso l’apparato boccale delle larve, formato da mandibole che possono divorate foglie, gemme, e frutti o scavare gallerie sul fusto delle piante. In base al tipo di masticazione e di danno attuato sulle piante si distinguono i bruchi minatori ( scavano gallerie nel legno e nelle foglie), defogliatori ( mangiano i lembi fogliari, lasciando solo la nervatura) e ricamatori( mangiano le foglie formando un sottile ricamo sulla lamina delle stesse). I bruchi dei lepidotteri presentano una elevata voracità in grado di danneggiare intere colture. Sono poche, infatti, le piante risparmiate dall’azione dei bruchi, tra cui le orchidee e le piante grasse.

Piante colpite

Quasi tutte le piante rischiano di essere divorate dalle larve dei lepidotteri. A parte le già citate piante grasse e le orchidee, nessuna coltura è immune dall’azione divoratrice dei bruchi. Restano vittime di questi parassiti, la vite, gli agrumi, il cotone, il tabacco, la soia, le piante a fiore, quali la rosa, la gerbera, il crisantemo, il garofano, gli alberi da frutto, gli ortaggi, le latifoglie, tra cui la betulla, il pioppo e il castagno. L’azione dei bruchi rovina le colture causando immensi danni ambientali ed economici. In giardino si rischia di veder rovinato l’aspetto delle piante e con esso, tutta la resa estetica dello spazio esterno.

Lotta

La lotta alle larve dei lepidotteri va combattuta senza esclusione di colpi, individuando, in prima istanza, le uova da cui si svilupperanno le larve. Queste sono molto piccole, bianche o giallastre e presenti sulle foglie e sui fusti delle piante. Le uova dovrebbero essere rimosse a mano ed eliminate prima della schiusa in modo da evitare l’effetto “divoratore” delle larve. Queste compaiono tra marzo ed aprile e se la temperatura è mite possono essere presenti anche in autunno e nella stagione invernale, specie nelle coltivazioni in serra, dove si ricorre alle alte temperature per anticipare la maturazione dei frutti. La rimozione manuale delle uova è possibile per un numero limitato di esemplari e di piante colpite. Quando l’infezione è troppo estesa, si deve necessariamente ricorrere ad altri metodi di lotta. Le larve dei lepidotteri possono essere combattute ricorrendo all’uso di prodotti biologici o chimici. I primi sono naturalmente più rispettosi della salute dell’Uomo e dell’Ambiente, i secondi sono prodotti con sostanze ricavate in laboratorio e potenzialmente tossiche. La lotta biologica alle larve dei lepidotteri si serve di sostanze a base di piretro naturale, che si rivela attivo solo per i bruchi defogliatori, mentre per altri tipi di larve di lepidottero si possono usare prodotti biologici a base di Bacillus thuringiensis, un batterio che si rivela particolarmente efficace contro le larve di farfalla. L’insetticida funziona formando dei cristalli proteici che uccidono le larve. Questo prodotto si diluisce in acqua, secondo le dosi indicate nella confezione di acquisto e si spruzza sulle piante colpite a una distanza di trenta centimetri. Prima di raccogliere i frutti o gli ortaggi e di consumarli, bisogna aspettare tre giorni. La lotta chimica alle larve di farfalla usa diversi insetticidi studiati in base al tipo di piante da trattare. Molti di questi prodotti potrebbero essere oggetto di divieto in agricoltura e prima di procurarseli è necessario chiedere corrette informazioni ai produttori. Gli insettici chimici contro i bruchi possono essere a base di Flufenoxuron, Alfametrina , Alfacipermetrina, Metaflumizone, Dimetoato e Clorpirifos. Prima di usare questi prodotti bisogna accertarsi che siano autorizzati per la coltura che si intende trattare. Le sostanze menzionate sono, infatti, specifiche per alcune colture. Il Flufenoxuron, ad esempio, serve per trattare la vite, il cotone e le piante a fiore; l’Alfametrina si usa per alberi da frutto ortaggi, soia, barbietola e tabacco; lo stesso dicasi per l’Alfacipermetrina; il Metaflumizone si usa per le solanacee, i peperoni in serra, la lattuga, il cavolo cappuccio e il cavolo di Bruxelles; il Dimetoato su lattuga e garofano a pieno campo, tabacco e asparago e il Clorpirifos su alberi da frutto, piante a fiore, latifoglie, cavoli, carota e cipolla. Questi prodotti di diluiscono in acqua e di somministrano per irrorazione fogliare. Le dosi di diluizione vengono indicate nella confezione di acquisto e variano in base al principio attivo utilizzato, con un minimo di trenta - quaranta grammi per ettolitro a un massimo di 120 grammi per ettolitro.

Parassiti piante

Descrizione

Le piante possono essere colpite da numerosi parassiti. Con questo termine si identificano spesso degli insetti, dei funghi o altri vegetali in grado di installarsi sistematicamente, o per sempre, sulla pianta colpita, per nutrirsene. I parassiti possono colpire qualsiasi tipo di pianta, da quelle interne, a quelle esterne, le colture all’aperto o in serra e le specie ornamentali. Esistono parassiti che prediligono determinate specie di piante, altri che colpiscono indistintamente qualsiasi varietà vegetale gli capiti sottomano. La diffusione dei parassiti delle piante viene favorita da alcune condizioni ambientali, come l’eccessiva umidità o l’aumento della temperatura. Per le piante coltivate all’interno bisogna sempre evitare le temperature troppo elevate, mentre per quelle all’aperto bisogna controllare che la pianta non abbia subito ristagni idrici. Nella fitopatologia i parassiti delle piante vengono classificati in insetti, funghi e parassiti vegetali. Stiamo escludendo da questa classificazione virus e batteri che causano malattie, perché indirettamente e in alcune condizioni, possono essere veicolati proprio dai parassiti.

Insetti parassiti

Gli insetti parassiti delle piante sono tantissimi, anche se quelli che frequentemente attaccano le piante ornamentali sono gli afidi, il ragnetto rosso, la cocciniglia e la mosca bianca. Altri parassiti in grado di danneggiare le piante sono alcune specie di coleotteri, come la dorifora e il maggiolino, le formiche, i bruchi e il grillotalpa. Gli insetti parassiti delle piante vengono chiamati anche fitofagi poiché si nutrono quasi esclusivamente delle piante colpite. Gli afidi, insetti minuscoli di colore verde chiaro fluorescente e zampette sottili, si nutrono della linfa delle foglie e delle gemme, tramite il loro apparato boccale molto pungente. Gli escrementi della loro nutrizione sono formati da una sostanza zuccherina, chiamata melata, che attira altri insetti, quali le formiche, in grado di proteggere gli afidi dagli altri predatori. Gli afidi, per la loro forma, vengono anche chiamati i “ pidocchi delle piante”. L’abbondante produzione di melata è anche in grado di provocare nelle piante una malattia funghina chiamata “fumaggine”. Il ragnetto rosso è un acaro appartenente alla classe degli aracnidi, la stessa dei ragni. Questo parassita si nutre sempre delle foglie e delle gemme delle piante colpite. L’apparato boccale è formato da strutture appuntite e piccole, i cheliceri, che servono a sottrarre nutrimento alle parti vegetali infestate. La pianta colpita dal ragnetto rosso appare ricoperta da una sottile ragnatela, le foglie possono ingiallire e sviluppare delle malformazioni o degli indurimenti tissutali chiamati “galle”. Le cocciniglie sono degli insetti di piccole dimensioni e dal dorso arrotondato, che attaccano le foglie e i rami emettendo una sostanza bianca e fioccosa in grado di bloccare lo sviluppo della pianta. Anche le cocciniglie producono la melata. La stessa sostanza è prodotta pure dalle mosche bianche, insetti simili alle mosche comuni, ma più piccoli e di colore bianco. Questi attaccano le foglie delle piante e sono olifaghi cioè prediligono alcune specie di piante, mentre non attaccano le conifere. Le formiche attaccano la corteccia delle piante, dove depongono le uova. Questa operazione altera il tessuto della corteccia formando le galle. Dannosi per le foglie delle piante sono i bruchi, ovvero le larve delle farfalle, i quali si nutrono delle foglie con una voracità spaventosa. Stessi danni vengono provocati dalle lumache. Il grillotalpa è un insetto ben visibile all’occhio umano che di notte scava delle gallerie sul terreno nutrendosi delle radici delle piante. Il maggiolino è un coleottero che da adulto si nutre delle foglie, mentre da larva, delle radici. La dorifora è un coleottero che si nutre delle foglie della patata, del pomodoro e di altre solanacee.

Funghi parassiti piante

I funghi parassiti delle piante sono degli ascomiceti in grado di provocare malattie quali il mal bianco, la muffa grigia, la ticchiolatura, il cancro, la ruggine e la peronospora. Gli ascomiceti comprendono diverse specie di funghi parassiti delle piante che si possono insediare nella struttura vegetale ospitante per nutrirsi e per riprodursi. Gli ascomiceti si possono riprodurre per via sessuata o asessuata, anche se il loro principale organo di diffusione e propagazione è rappresentato dalle spore contenenti il micelio del fungo e trasportate dal vento. Le spore si nascondono sul terreno o sotto le foglie nel periodo invernale, mentre svernano a primavera o in estate, quando le temperature si alzano ed è presente una forte umidità. Gli ascomiceti responsabili del mal bianco appartengono al genere oidium, infatti, la malattia è chiamata oidio, quelli responsabili della ruggine appartengono al genere Puccinia, quelli che causano la muffa grigia si chiamano “ Botrytis cinerea”, mentre i funghi della peronospora appartengono alla famiglia delle Pziziacee e a diversi generi che attaccano determinate specie di piante: dalla vite, alla lattuga.

Lotta

I parassiti delle piante si combattono con la lotta biologica o chimica. La prima utilizza rimedi naturali come predatori degli insetti parassiti. Tra i predatori degli insetti parassiti troviamo anche le coccinelle e gli imenotteri ( vespe). Anche alcune specie di uccelli possono essere utili per eliminare certi coleotteri infestanti. Altri rimedi naturali sono rappresentati da sostanze organiche con effetto repellete sugli insetti parassiti. Per gli afidi si può usare l’aglio, mentre per le mosche bianche si possono usare carote e cipolla. Questi ortaggi vanno tritati, fatti macerare in acqua per 24 ore e poi distribuiti, nelle ore serali o al mattino presto, sulle parti infettate della pianta. Le infezioni funghine si possono combattere con prodotti fungicidi specifici, facilmente acquistabili nei vivai.

INSETTICIDA